• Dott. Carrera | Psicologo

Prevenire il trauma: le emozioni e la loro gestione al tempo del Conoronavirus

Aggiornato il: 16 apr 2020

La situazione che stiamo vivendo, dovuta alla pandemia da COVID-19, è senza dubbio un’emergenza medico-sanitaria e questo è sotto gli occhi di tutti. Ma in questa circostanza ci sono anche diversi ed importanti risvolti psicologici: è una situazione nuova, che si è presentata improvvisamente, senza che avessimo il tempo di prepararci psicologicamente a ciò che avremmo dovuto affrontare. Ha comportato una serie di cambiamenti repentini - e spesso anche drastici - dei nostri stili di vita, dei modi e tempi del lavoro, è cambiata la fisicità con cui frequentiamo i luoghi e interagiamo con le altre persone, sono cambiati i ritmi e le attività della quotidianità. Inoltre, sentiamo compromesso il nostro senso di comunità e il supporto della rete sociale, laddove l’altro è vissuto spesso con diffidenza, come un potenziale pericolo. Ci sentiamo spesso impotenti, abbiamo la sensazione di aver messo in stand-by le nostre vite, nell’attesa impaziente - e indeterminata - di un “dopo” che immaginiamo identico al “prima”. Un “prima” e un “dopo” l’evento pandemia. Tutto ciò ha un sentore di trauma: il tempo che stiamo attraversando ha una certa potenziale valenza traumatica.



Ma che cos'è un trauma?

Si parla di trauma quando si assiste al persistere di alcune modalità difensive - di per sé funzionali ed adeguate - insorte in risposta ad un evento potenzialmente pericoloso, anche oltre la durata dell’evento stesso. Facciamo un esempio: se mi trovo nei pressi dell’esplosione di una bomba, con ogni probabilità la mia reazione sarà di un’iniziale paralisi, seguita immediatamente da un tentativo quasi istintivo di fuga, ovvero di allontanamento, dalla fonte di pericolo. L’emozione che sta dietro a questo comportamento di fuga è evidentemente la paura. L’emozione della paura e il comportamento di fuga sono reazioni funzionali ed adattive in quel frangente: spaventandomi, mi allontano dall’esplosione e questo allontanamento riduce il rischio che io possa subire danni a causa dell’evento scatenante. Il fatto che in quel particolare momento io abbia provato paura, dunque, non costituisce di per sé un trauma. Se però, a seguito di quest’esperienza, continuassi a provare paura ed a mettere in atto comportamenti di fuga anche quando il pericolo sia oggettivamente svanito, allora si potrebbe parlare di trauma.

Tornando alla situazione attuale, dovuta al Covid-19, le emozioni che sperimentiamo - ho menzionato la l’ansia/paura, ma sono da nominare anche la tristezza e la rabbia tra le emozioni che, mi pare, stanno più diffusamente emergendo in noi - sono funzionali a proteggerci dal pericolo: provare una certa quota di queste emozioni non solo è del tutto normale, ma è anche auspicabile, in quanto esse ci fanno essere prudenti, ci mantengono sufficientemente all’erta da impedirci di sottovalutare il fenomeno pandemia e quindi ci evitano di mettere in atto comportamenti rischiosi. Queste emozioni, dunque, non sono “nocive”, non sono qualcosa da scacciare o che sarebbe meglio non ci fosse, ma, al contrario, sono preziose alleate grazie alle quali possiamo mettere in atto comportamenti di tutela della nostra incolumità.

Esse diventano disfunzionali - e allora si può parlare propriamente di trauma - quando diventano eccessive, in qualche modo esagerate rispetto al reale pericolo del contagio, oppure quando perdurano per un tempo eccessivo anche dopo la fine della fase di emergenza, oppure ancora quando sono tanto intense da travolgere diversi ambiti della vita, impedendoci di svolgere anche le attività che sarebbero lecite. In questi casi, può accadere che, l’ansia sfoci nel panico, che la tristezza evolva in depressione, che la rabbia si traduca in comportamenti verbalmente e talora anche fisicamente violenti. Tale intensità emotiva, oltre ad essere controproducente dal punto di vista della protezione dal virus (il panico, ad esempio, compromette la nostra capacità di valutare con accuratezza ciò che sta accadendo e ci fa muovere con comportamenti istintivi, che hanno senza dubbio un loro valore dal punto di vista filogenetico, in quanto sono frutto dell’evoluzione dell’uomo, ma che ci possono mettere maggiormente in pericolo), è anche fonte di grande sofferenza psicologica.

Allora questa situazione è per forza traumatica?

È opinione condivisa tra gli psicologi che la “traumaticità” non dipenda unicamente dalle caratteristiche dell’evento in sé - che pure giocano un ruolo fondamentale -, ma dal modo peculiare che ognuno ha di reagire e di far fronte a tale evento. Ciò che la pandemia in corso ci sta rendendo chiaro è che vicende simili hanno su ciascuno di noi effetti differenti, che variano in base agli eventi che ci hanno colpito - o a cui abbiamo assistito - più o meno direttamente, ma anche in base alla nostra storia personale, alle nostre inclinazioni caratteriali, ai modi che ognuno ha sviluppato nella sua vita per proteggersi dagli avvenimenti dolorosi e ai significati che attribuisce a ciò che gli accade. Dunque, possiamo aspettarci - ed è ciò che effettivamente stiamo osservando - che alcuni di noi sono - o saranno - traumatizzati dall’emergenza Covid-19, mentre altri non lo sono - e non lo saranno.

Allora cosa posso farne di queste emozioni?

È molto importante, in questa fase iniziale dell’emergenza sanitaria, prendersi cura anche dell’aspetto psicologico della questione. Più nello specifico, è importante “fare i conti” con le emozioni che stiamo sperimentando, riconoscerle, accoglierle e trovare modalità quanto più possibile funzionali per gestirle ed esprimerle. Ciò è fondamentale per evitare che la nostra sofferenza attuale si cristallizzi in un disagio psicologico più strutturato e duraturo nel tempo.

Ecco alcune indicazioni che potranno aiutarti a farlo:

1. Accogli le tue emozioni del momento: ansia, tristezza e rabbia sono buone alleate, ti aiutano a farti un’idea chiara della situazione, evitandoti di sottovalutarla. Riconoscerle come tali, senza cadere nella tentazione di metterle a tacere o di evitarle, ti aiuterà a mantenere un senso unitario di te stesso e a sentire che puoi affrontare la situazione.

2. Evita la ricerca compulsiva di informazioni: ricercare continuamente informazioni sulla situazione può darti l’iniziale illusione di un senso di sollievo dall’ansia, ma poco dopo l’ansia risale e più intensa di prima. In più, così facendosi corri il rischio del cosiddetto information overload (sovraccarico di informazioni), che porta ad avere una percezione distorta della realtà dei fatti. Ricercare informazioni una o al massimo due volte al giorno è sufficiente per tenerti aggiornato.

3. Consulta e diffondi solo fonti informative affidabili: attieniti ad informazioni certe e documentabili, evita di prestare attenzione a ciò che le persone pubblicano sui social network e basati esclusivamente su fonti informative ufficiali, aggiornate e accreditate:

- Ministero della Salute

- Istituto Superiore di Sanità

- Organi regionali, provinciali e comunali

- Protezione Civile

3. Organizza la tua giornata, mantenendo i consueti orari: conserva un ritmo sonno-veglia il più simile possibile a quello abituale, organizza lo smart-working come se stessi lavorando in ufficio, dai valore anche alle piccole attività quotidiane, come cucinare o rifare il letto. Tutto ciò ti aiuterà a limitare il senso di cambiamento e incrementerà la tua percezione di padroneggiare la situazione.

4. Fai sport e attività fisica anche in casa se non disponi di un guadino: fare sport ti aiuterà a produrre alcuni ormoni che sono che hanno effetti benefici sulla mente e sull’umore. Ciò è importante per chiunque e in modo particolare per le categorie più fragili dal punto di vista psicologico, i bambini e gli anziani.

5. Mantieni, per quanto possibile, tutte quelle attività che ti procurano piacere: per qualcuno può essere leggere un libro, per qualcun altro cucinare, giocare ai videogiochi con gli amici online, fare bricolage… Trarre piacere da alcune attività che scegli ti aiuterà a rendere più sopportabile i momenti di noia o di tensione e al contempo ad evitare di pensare continuamente alla situazione Covid-19.

6. Mantieni costanti i contatti con familiari, amici, colleghi di lavoro: in questo, preziosissimi alleati sono le cosiddette nuove tecnologie, che stiamo utilizzando - e anche apprezzando - come mai prima d’ora. A questo proposito, prediligi le videochiamate anziché le chiamate telefoniche, perché vedersi in faccia aiuta a sentirsi connessi con le altre persone.

7. Parlare ai bambini: spesso pensiamo che parlare ai bambini della situazione attuale possa essere per loro troppo doloroso e, nel tentativo di proteggerli, tendiamo a “far finta di niente”. I bambini però sentono, avvertono le emozioni dei genitori e spesso costruiscono fantasie che possono essere anche molto angoscose. È importante entrare in contatto con le proprie emozioni e spiegare la situazione ai bambini, tenendo conto della loro età e capacità di comprensione, ma evitando di nascondere loro la verità.

8. Prenditi cura degli anziani: gli anziani sono soggetti a rischio anche dal punto di vista della sofferenza psicologica. Mantieni i contatti con le persone anziane che conosci, contieni le loro preoccupazioni, sii paziente e, nel caso, aiutali ad utilizzare i dispositivi per le videochiamate.

9. Sappi chiedere aiuto: se ti rendi conto che ti trovi in una situazione troppo difficile da gestire, se sperimenti un grado di sofferenza che senti eccessivo, se provi il bisogno di essere sostenuto in questo momento, è del tutto normale chiedere aiuto ad uno psicologo, senza paura e senza vergogna. Affrontare sin da ora eventuali disagi o sofferenze psicologiche ti aiuterà ad evitare che questi si strutturino in problematiche più serie e più durature, che sarebbero fonte di una sofferenza ancora maggiore, magari tra sei mesi o un anno. Sin dall’inizio della pandemia, numerosissimi psicologi e psicoterapeuti, riuniti in Enti o associazioni o anche privatamente, si sono mossi per offrire sostegno alla popolazione. A questo proposito segnalo, a titolo puramente di esempio, alcune realtà dove puoi attingere informazioni in questo senso:

a. Il sito del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP) e i siti degli Ordini regionali degli psicologi, dove potrai trovare numerose informazioni utili, tra le quali un vademecum che contiene indicazioni per i cittadini su come affrontare l’emergenza covid-19 dal punto di vista psicologico. Il CNOP ha lanciato il progetto #psicologicontrolapaura che raccoglie appunto tutte le iniziative di sostegno alla cittadinanza in merito alla situazione coronavirus.

b. Le Aulss/Asl e i presidi ospedalieri di competenza territoriale

c. I numerosi sportelli d’ascolto sorti in vari comuni, raggiungibili telefonicamente


Conclusioni

Mi sia concessa un’ultima considerazione dalle sfumature etiche e di responsabilità sociale: in un tempo come questo, credo che diffidenze reciproche, chiusure e un certo grado di ripiegamento su sé stessi siano atteggiamenti comprensibili. Tuttavia, credo anche che questo sia il tempo della comunità e della condivisione, della tolleranza verso noi stessi e verso gli altri, il tempo dell’aiuto reciproco e il tempo di mettere il bene collettivo al pari di quello individuale. Perché se c’è una cosa che questa esperienza ci sta mettendo davanti agli occhi, spesso anche con violenza, è che non siamo sufficienti a noi stessi, che abbiamo bisogno delle altre persone, che nessuno può uscirne veramente vincitore con le proprie sole forze.




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